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“Dio creò l’uomo a sua immagine..e li creò maschio e femmina..” (Genesi 1:27)

Secondo la Bibbia prima e la tradizione poi, gli individui vengono divisi in uomini e donne sulla base delle loro differenze biologiche per cui il sesso e il genere coincidono: “Dio creò l’uomo a sua immagine… e li creo’ maschio femmina…” (Genesi 1:27).
La “Teoria del Gender” propone invece una suddivisione, sul piano teorico-concettuale, tra questi due aspetti dell’identità:


il sesso che costituisce un corredo genetico, un insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici, maschili o femminili, e il genere(gender) che rappresenta una costruzione culturale, la rappresentazione, definizione e incentivazione di comportamenti che rivestono il corredo biologico e danno vita allo status di uomo, donna, gay, lesbo, trans, bisex e altri generi. Secondo l’autority Australian human rights commission” (Ahrc), Dio non ha dimostrato molta fantasia. In un “interessante” documento di “Ahrc”, intitolato «Protezione dalla discriminazione in base a orientamento sessuale e identità di sesso e/o di genere», viene infatti spiegato che l’essere umano, in realtà, si distingue in ben ventitré generi. Oltre alla classica e ormai datata distinzione tra uomini e donne, per la Ahrc occorre aggiungere gli omosessuali, i bisessuali, i transgender, i trans, i transessuali, gli intersex, gli androgini, gli agender, i crossdresser, i drag king, i drag queen, i genderfluid, i genderqueer, gli intergender, i neutrois, i pansessuali, i pan gender, i third gender, i third sex, le sistergirl e i brotherboy. Non si tratta di sinonimi o di semplici variazioni di un unico fenomeno, ma di specifiche e distinte categorie legate al misterioso universo del sesso. C’è chi le definisce perversioni sessuali, e chi invece le qualifica come legittimi orientamenti sessuali, degni di trovare piena tutela giuridica.

Il genere, secondo questa teoria, diventa un prodotto della cultura umana, il frutto di un persistente adeguamento sociale e culturale delle identità, ed è per questo che un uomo può illudersi di “scegliere” di diventare donna e così via. In sostanza, il genere è un carattere appreso o che io scelgo a mio piacimento, non qualcosa di pre-esistente.

Niente di più falso. Persino Sigmund Freud che, certo non si può definire un cristiano, postulava che l’uomo e la donna sviluppano la propria psicologia interiorizzando il proprio corpo sessuato durante l’infanzia e l’adolescenza. Quando questo non accade, i soggetti non accettano il proprio corpo reale rappresentandone uno che non corrisponde alla loro realtà personale: il corpo immaginato è diverso dal corpo reale e da questo passo si arriva ad identificarsi per ciò che non si è, portando questi soggetti difronte ad un disorientamento sessuale.

Si tratta di un atteggiamento di ribellione nei confronti della natura creata. Modificare la realtà non può che aumentare la sofferenza e l’angoscia nell’uomo. Secondariamente, questa teoria porta ad una visione che muta radicalmente la natura dei legami relazionali. La relazione, anche sessuale, non è più il compimento di un progetto divino della natura umana: “l’uomo… si unirà a sua moglie e saranno una stessa carne”(Genesi 2:24); “li creo maschio e femmina… Dio li benedisse; e Dio disse: siate fecondi e moltiplicatevi…” (Genesi 1:28), ma diventa questione di scelta ideologica, sradicata dal livello biologico.

Il punto è che, come è nel destino di ogni ideologia, anche la “teoria del gender” si sta trasformando quasi in una dittatura, che limita la libertà di pensiero e di espressione e discrimina chi non si adegua a questa visione dell’uomo.Con il decreto 104/2013 denominato “La scuola riparte” (approvato dalla Camera il 31 ottobre 2013. Per la precisione, l’articolo 16 tratta dell’educazione all’affettività, del rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 5 del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119)la teoria del “gender” verrà insegnata nelle scuole italiane sin dalla più tenera età. Dalle scuole primarie, alle secondarie di primo grado e a quelle di secondo grado, la teoria del gender sta entrando in aula. Come anticipato nelle famose linee guida«Educare alla diversità a scuola»: tre volumetti prodotti dal Dipartimento per le Pari opportunità del Consiglio dei ministri, dall’Unar (Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali) e dall’Istituto Beck.L’ufficio delle Pari opportunità, presenta i tre volumetti come ausilio contro il bullismo e la discriminazione, «ma nei contenuti è evidente la battaglia ideologica. Dal punto di vista puramente tecnico si tratta di materiali didattici che l’ufficio delle Pari opportunità mette a disposizione di insegnanti e studenti, dunque necessita assolutamente del parere concorde di docenti e genitori, come avviene per i libri di testo e per qualsiasi materiale didattico. Non sarà il dirigente scolastico a proporre tali testi, ma l’insegnante, nella piena libertà di insegnamento prevista dalle norme. A dar retta a questi opuscoli, l’identità sessuale sarebbe formata da quattro componenti. La prima componente è l’identità biologica che si riferisce al sesso. La seconda è l’identità di genere che dipende dalla percezione che si ha di sé. E «non sempre l’identità di genere e quella biologica coincidono». Infatti «a volte – si legge – il disagio rispetto al proprio sesso biologico è così forte che la persona è disposta a sottoporsi a cure ormonali e operazioni chirurgiche». La terza componente è poi il ruolo di genere, imposto dalla società, per colpa del quale, ad esempio, una donna «deve imparare a cucinare» o «deve volere un marito e dei figli». Infine c’è l’orientamento sessuale, quello da cui dipende l’attrazione verso altre persone. Le quali ovviamente possono essere indifferentemente di un altro sesso o dello stesso. Segue per sicurezza un bel «ritratto dell’individuo omofobo», che di solito è di «età avanzata» ed è accecato da un alto «grado di religiosità» e di «ideologia conservatrice». Si va dall’«omofobo di tipo religioso che considera l’omosessualità un peccato» a quello «scientifico che la considera una malattia”.

Nei libretti anti-omofobia sono forniti anche alcuni strumenti: oltre al questionario per misurare il proprio livello di omofobia, si consiglia vivamente di coinvolgere nel progetto anche i genitori, inviando loro una lettera in cui viene presentato un modello tipo. Le due pagine successive sono dedicate alle risposte alle domande più frequenti, come quella sul perché ci sono persone con attrazioni dello stesso sesso, a cui si deve replicare che è così «per la stessa ragione per cui altri individui sono attratti da persone del sesso opposto». A chi domanda se esista una cura per l’omosessualità si deve risponde ovviamente di no, ricordando che «chiunque dica il contrario diffonde un pregiudizio».

C’è poi un’ultima sezione dedicata all’insegnamento pratico. Qui viene sottolineato il ruolo dei media italiani che discriminano le famiglie omosessuali, invitando i docenti a chiedere agli alunni come mai «in Italia non ritraggono diverse strutture familiari». Quindi viene caldeggiata la visione di film con modelli di «famiglie allargate» come Modern Family, oppure serie tv su famiglie eterosessuali litigiose come Tutto in famiglia o La vita secondo Jim. Viene proposto inoltre il “Gioco dei fatti e delle opinioni” in cui, ad esempio, se uno studente dice “due uomini che fanno l’amore sono disgustosi”, a quel punto l’insegnante deve far notare che questa è un’opinione che deriva dal fatto che siamo poco abituati dal cinema e dalla tv a vedere due uomini che si baciano o fanno l’amore. E se questo non bastasse, ecco “Caccia agli stereotipi”, che permette di assicurarsi che gli alunni abbiano capito bene: «L’unica scelta che un omosessuale può fare è accettare questi sentimenti».

Dopo di che gli insegnanti dovranno tentare di fare immedesimare gli alunni “eterosessuali” con gli “omosessuali” e mettere gli alunni «in contatto con sentimenti e emozioni che possono provare persone gay o lesbiche». Ci sono storielle, attività e strumenti anche per questo, ed è proposto un elenco di documentari come Kràmpack, in cui la masturbazione fra due ragazzi è presentata come esplorazione e «gioco», e L’altra metà del cielo, che racconta «le vite di donne che amano altre donne» le quali «si sono scontrate con l’omofobia della propria famiglia».

Non poteva mancare qualche idea per aiutare le maestre a cambiare nelle teste dei loro alunni il concetto di “famiglia”. Ecco un esempio: «L’insegnante utilizza un tabellone e incolla a caso le immagini di famiglie differenti (ad esempio, l’immagine di una famiglia multi-razziale: due persone bianche con un bambino nero; le foto di un uomo vecchio, di una donna e di un cane; di due donne; di due uomini ecc). Chiede, allora, agli studenti se, secondo loro, le persone nelle foto potrebbero essere una famiglia. L’insegnante fa riferimento, dunque, alla definizione comune di famiglia e ricorda agli studenti che non si tratta di come appare, ma piuttosto di come i membri si supportano tra loro, si amano e si accudiscono a vicenda».

Come difenderci da tali perniciose e subdole ideologie anti-cristiane? Oltre che pregare per i nostri figli perché siano liberati dal male, abbiamo il dovere di continuare a proclamare la “Verità”. In un mondo che in nome del rispetto della libertà promuove un relativismo assoluto proclamiamo, controcorrente, il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia come unico modello per la società di ieri e di oggi. Consci dei tempi in cui viviamo, realizziamo le esortazioni di Paolo a Timoteo: “Tu invece, persevera nelle cose che hai imparate e di cui hai acquistato la certezza, sapendo da chi le hai imparate e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (II Timoteo 3:14-17).

Luca Marino