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“Come frecce nelle mani di un prode, così sono i figli della giovinezza. Beati coloro che ne hanno piena la faretra!”

(Salmo 127:4,5a)

 

Il Salmo 127 è dedicato alle famiglie. La versione King James lo intitola, “per Salomone”, da parte del padre, il re Davide. Egli istruisce suo figlio sull’importanza di dipendere da Dio nella famiglia e svolgere bene il compito di padre all’interno della propria casa. Davide, l’uomo secondo il cuore di Dio, non era stato un ottimo padre e forse, anche sulla base dei propri errori, sprona suo figlio a fare diversamente. Lo fa anche tramite una similitudine: “Come frecce nelle mani di un prode, così sono i figli della giovinezza. Beati coloro che ne hanno piena la faretra” (v.4,5a).

  1. La posizione delle frecce

“Come frecce … nella faretra e nelle mani di un prode”.

Il testo parla di frecce nella “faretra”, una sorta di guaina portatile, posizionabile di lato, appesa alla cintura o alla sella del cavallo, oppure dietro la schiena. Il “Turcasso” di cui parlano la versione Riveduta e Diodati si portava probabilmente di lato.

C’è un tempo, quello della fanciullezza, in cui è necessario che i nostri figli stiano, come frecce nella faretra, dietro le nostre spalle, in modo da sentirsi al sicuro, protetti. E’ un tempo in cui i nostri “pargoli” crescono alla nostra ombra!

Con l’andare avanti degli anni, durante quel periodo della vita che potremmo genericamente definire come prima adolescenza, è necessario farli scendere dalle nostre spalle (in realtà spesso sono i figli che scendono dalle nostre spalle in fretta e il rischio concreto è che noi genitori non ce ne rendiamo conto) e come frecce nella faretra, mantenerli al nostro fianco, proprio come il Turcasso, in modo che possano vedere il pericolo, ma siano in grado di superarlo con sicurezza perché vicini alla mano del genitore, pronta ad afferrarli e guidarli in caso di necessità.

Poi c’è la terza fase, in cui l’arciere posiziona le frecce nell’arco e le lancia scrutandole con lo sguardo da lontano, così quando i figli crescono, dopo il tempo dell’adolescenza, il genitore li scruta, ma da una opportuna distanza, senza più nasconderli dietro le proprie spalle e tenerli per mano, ma mai dimenticandosi di pregare per loro.

Alcuni genitori, invece, non sapendo riconoscere i momenti della vita dei propri figli, rischiano di privarli della dovuta e necessaria protezione o viceversa di “soffocarli”, rendendoli di fatto impreparati e incapaci ad affrontare il “volo” della vita.  

    2.    Il lavoro sulle frecce

“Come frecce … nella faretra”.

Le frecce nella faretra erano posizionate con la punta verso il basso e durante il viaggio o nella battaglia era possibile che la punta si rovinasse, diventando così meno efficienti. L’arciere, dunque, oltre ad essere un buon tiratore, doveva fare “manutenzione”, per conservare acuminate le punte delle frecce.

Così, come l’arciere con le frecce, un buon genitore deve “lavorare” sui propri figli, non per “appiattirli”, ma facendo in modo che le loro “prerogative” acquistino sempre più valore, dandogli gli strumenti per fare “centro” nella vita spirituale e sociale.

Quando qualche “battaglia” dovesse “spuntare” i nostri figli, come accade alle frecce nella faretra, un buon genitore dovrebbe essere in grado con l’aiuto di Dio, come un abile e paziente tornitore di ricreare una punta acuminata, che rappresenta una nuova occasione ed opportunità per la loro vita. Dopo qualche fallimento riportato dai nostri figli, è importante valutare insieme le possibili cause che hanno determinato l’insuccesso, al fine di non ripetere l’errore e nel contempo soccorrerli con saggi e opportuni consigli, mediante l’incoraggiamento e l’apprezzamento, tramite una vicinanza silenziosa, ma sempre e comunque con quell’amore che infonde il coraggio di andare oltre la paura del fallimento. 

Questo compito è affidato innanzitutto al padre, infatti, la Scrittura afferma: “i padri sono la gloria dei loro figli” (Proverbi 17:6b). Per i figli, dunque, è un significativo vantaggio avere genitori saggi e timorati di Dio, “arcieri” che non lanciano le frecce a caso nell’auspicio che “vada bene”, ma “prodi”, gente che mostra il proprio valore e quello del Vangelo ed è capace di trasmetterlo anche ai propri figli.

     3.    Lo scopo delle frecce

“Come frecce nelle mani di un prode”.

Dal testo è facile notare che le frecce non si trovano più nella faretra, ma nelle “mani di un prode” che con il suo arco è pronto a lanciarle. Lo scopo delle frecce, dunque, non è restare nella faretra, ma essere abilmente lanciate.

L’arciere, evidentemente, non lancia le frecce con le proprie mani, ma le colloca nell’arco che si flette e scaglia le frecce. L’arco che si flette evidenzia la posizione del padre e della madre, che si flettono, si piegano in preghiera affinché i propri figli, come frecce, abbiano la giusta direzione e potenza per raggiungere il bersaglio. Alcuni indirizzano i figli senza preghiera, ed è un po’ come se il prode lanciasse le frecce senza arco … immaginate la casualità della direzione, la scarsità della potenza e il sicuro fallimento rispetto al bersaglio!

L’arciere, prima di lanciare le frecce, prende bene la mira, è dunque fondamentale la sua vista! Così, il bene spirituale, morale e sociale dei figli è dato anche dalla vista spirituale del padre e della madre. Quante volte i figli non fanno centro a causa della cecità spirituale dei genitori!

E’ vero che nel lancio delle frecce da parte dell’arciere influiscono anche altri “agenti”, come ad esempio il vento (sicuramente è più impegnativo tirare con vento forte, mentre è più semplice quando quest’agente atmosferico è assente), che possono incidere sulla direzione delle frecce, ma il fattore preponderante è l’arciere, la sua preparazione al lancio e l’efficacia della vista. Quanti genitori si lamentano del “vento” in realtà dimostrano di essere “arcieri” scarsi, quanti addossano la responsabilità agli altri “agenti” per il fallimento dei propri figli, non hanno compreso che il compito della loro formazione è essenzialmente genitoriale! Il valido arciere fa centro anche quando il vento è contrario!

     4.    La meta delle frecce

La meta delle frecce è il bersaglio, così per i nostri figli la meta che auspichiamo, insieme ad una vita sociale soddisfacente, è la salvezza dell’anima. Desideriamo che non vivano nel peccato (fallire il bersaglio), ma che giungano alla vita eterna in Cristo Gesù.

Può succedere però che le frecce falliscano il bersaglio, allora è necessario ascoltare l’ordine di Gionatan al suo servo: “Va a cercare le frecce” (I Samuele 20:21). E’ vitale andare a cercare le frecce che si sono smarrite nel bosco di questo mondo e con l’aiuto di Dio, piegandosi sulle ginocchia, aiutarli a colpire il bersaglio. Vi sono alcuni ragazzi e giovani che si sono dispersi nel mondo e attendono solo che i propri genitori gli diano un’altra occasione per fare centro.

Davide sprona Salomone e tutti noi ad essere genitori secondo la Parola di Dio affinché i nostri figli, come frecce, non si perdano, ma colgano nel segno nella vita e per l’eternità.

Questo è il compito che Dio affida in primo luogo a noi padri, è una responsabilità che non possiamo interamente delegare o cercare di fuggire perché un giorno, come “capi” della nostra famiglia, renderemo conto a Dio per noi stessi e per la nostra casa. E’ tempo che noi padri viviamo le responsabilità affidateci dalla Scrittura e come Noè “divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, con pio timore, prepariamo un’arca per la salvezza della nostra famiglia” (Ebrei 11:7).

Michele Venditti