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La lettura di questo titolo probabilmente produrrà in chi lo legge una sensazione di perplessità, se non di vero e proprio disagio, perchè sembra in contrasto con il messaggio rassicurante che generalmente la Bibbia comunica e cioè che chi si accosta al Signore riceve da lui pace e riposo.


Questo presunto "contrasto" può nascere se si estrapolano le parole dal loro contesto, per cui è opportuno considerare il testo nella sua interezza: "Voi che destate il ricordo del Signore, non abbiate riposo, non date riposo a Lui, finchè egli non abbia ristabilito Gerusalemme, finchè non abbia fatto di lei la lode di tutta la terra" (Is. 62:6,7).



In questi versi è contenuta una energica esortazione, che possiamo ritenere rivolta ad ogni credente, tendente ad orientare la sua azione verso due diverse direzioni: quella "orizzontale" nella relazione con gli uomini, e quella "verticale" nella relazione con Dio.

Non abbiate riposo, voi che destate il ricordo del Signore...

Il Nome del Signore è trascurato, dimenticato, ignorato nella società materialistica dei nostri tempi. Alta è la percentuale di coloro che si professano non credenti, ma ancora più alta è quella di coloro che si dichiarano credenti, ma vivono dimenticandosi di Dio nella vita di tutti i giorni.

Da ciò la sempre attuale necessità che i credenti risveglino il ricordo del Signore a questa umanità.
L'evangelizzazione è e deve restare una priorità per le nostre chiese. Alla gente assopita nella propria coscienza dall'immoralità dilagante, dal relativismo culturale e religioso, dalle difficoltà di ordine economico e sociale, deve continuare ad essere presentato il messaggio dell'Evangelo perchè le coscienze possano essere risvegliate.

E la necessità di destare il ricordo del Signore si avverte anche nelle chiese evangeliche, esposte sempre di più al pericolo di una religiosità superficiale ed esteriore, che magari non assume le forme liturgiche del mondo cattolico, ma che comunque non è meno pericolosa ai fini della salvezza e della crescita spirituale.

Paolo scriveva a Timoteo: "Ricordati di Gesù Cristo risorto dai morti" (2 Tim. 2:8). Il pericolo non era certo quello che Timoteo potesse rimuovere dalla sua mente il nome e l'opera di Gesù Cristo, ma che le difficoltà incontrate, l'opposizione con cui doveva confrontarsi, la persecuzione sempre incombente, le delusioni per i risultati non sempre adeguati alle aspettative ed altro ancora potessero scoraggiarlo, potessero scalfirne la fiducia nel Signore, potessero spegnere l'impegno missionario e lo zelo nel servizio per il Signore.

Non date riposo a Lui...

Può sembrare irriguardosa questa espressione! Chi è l'uomo per potersi permettere di non dare riposo a Dio, per potersi permettere di disturbare Dio?

Eppure anche Gesù nella parabola dell'uomo che a mezzanotte va a chiedere tre pani all'amico (Luc. 11:5-13) e in quella del giudice iniquo (Luc. 18:1-8) sottolinea l'importanza della determinazione e della perseveranza nella preghiera, anche a costo di essere "molesti".
Giacobbe, nella sua lotta con l'angelo, gli disse: "Non ti lascerò andare prima che tu mi abbia benedetto" (Gen. 32:26).

Isaia esortava il popolo a non dare riposo al Signore fino a quando non ci sarebbe stata da parte di Dio l'azione evidente del suo Spirito nel ristabilire Gerusalemme e nel farla tornare ad essere la gloria di Dio tra le nazioni. Alla Gerusalemme dell'Antico Testamento corrisponde la Chiesa di Cristo nel Nuovo.

La mediocrità della vita spirituale di tanti credenti non può renderci soddisfatti. E poichè l'azione dell'uomo, da sola, non è capace di produrre cambiamenti sostanziali, diventa quanto mai necessaria l'azione di Dio.

Il giorno della Pentecoste fu preceduto dai giorni dell'attesa e della preghiera comune. Ogni risveglio spirituale è stato preceduto dalla richiesta insistente, pressante di gruppi di credenti, piccoli o grandi, che hanno invocato con forza e con fede l'azione dello Spirito Santo.

Questo genere di "pressione" non sarà un fastidio per il nostro Dio, ma la condizione da lui voluta perchè la gloria di Dio possa ancora manifestarsi nella Chiesa e nel mondo intero.

Rodolfo Arata